Ora è chiaro: il reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle è un’elemosina che ci farà rimanere poveri

 

DAL SITO:https://www.linkiesta.it/it/article/2018/10/04/ora-e-chiaro-il-reddito-di-cittadinanza-dei-cinque-stelle-e-unelemosin/39641/

 

Tracciare le spese di chi acquista con il reddito di cittadinanza. Un’idea pentastellata che fa pensare alla carità pubblica più che a un welfare moderno. E che dipinge un’Italia piuttosto arretrata, che fa il paio con quella nazionalista di Salvini

4 Ottobre 2018 - 06:00

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La doverosa premessa è che non si è ostili al reddito di cittadinanza, e più in generale alle misure per aiutare l'Italia povera, e tuttavia davanti alle dichiarazioni di ieri di due leader del Movimento Cinque Stelle ci si chiede quale sia il senso dei grillini per la povertà, quale sia la loro idea di aiuto ai poveri, come immaginino la categoria. Dice l'on. Laura Castelli, sottosegretario all'Economia, che se uno spende i soldi del reddito di cittadinanza da Unieuro, «magari un controllino della Guardia di Finanza si fa». Dice il vicepremier Luigi di Maio che il sistema garantirà la tracciabilità delle spese dei poveri, per verificare che esse servano per lo scopo prescritto cioè «assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo» e non saranno consentite «spese immorali» tra le quali il ministro elenca sigarette, Gratta e Vinci e «beni non di prima necessità».

Insomma, sembra di capire che il M5S immagini i poveri italiani come quelli dell'assalto al forno manzoniano, turbe in lotta per un pezzo di pane o un sacco di farina. Sopra quella soglia, è tutto lusso, tutto genere voluttuario. L'italiana povera laverà i panni al torrente e mai si recherà da Unieuro ad acquistare una lavatrice. Suo figlio farà i conti con l'Abaco. Suo marito si farà la barba col rasoio a mano, affilandolo personalmente. In fondo, la «sopravvivenza minima dell'individuo» qual è? Nel '40 la tessera annonaria prevedeva due chili di pasta o riso a testa al mese, 5 decilitri di olio, 300 grammi di burro o lardo per persona. Pane: 150 grammi al dì per gli adulti, 200 per i minorenni. Dolci e paste: vietati. Ecco, se l'idea è questa ci siamo: il ragionamento dei grillini sui «beni non di prima necessità» fila perfetto. Tra l'altro, questo tipo di regime i nostri padri lo hanno già sperimentato e ne sono usciti quasi tutti vivi.

 

 

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Si osserverà che questa idea di tracciare le spese dei disoccupati o dei pensionati indigenti ricorda le beneamate Dame di San Vincenzo che allungavano cento lire allo straccione dicendo «Non lo spenda all'osteria». Con l'aggravante che le nuove Dame minacciano di seguire lo straccione

Ma questo povero immaginato dai grillini, il povero che si ritiene fortunato se agguanta un etto di caffè al mercato nero, esiste ancora? O esiste piuttosto un altro tipo di povertà, più contemporanea, non tanto una questione di pane e latte ma di istruzione, aggiornamento, possibilità, e quindi di beni voluttuari come i libri, i computer, lo sport, i viaggi, vestiti e scarpe decenti per rincuorarsi, gite al mare, relazioni sociali? E siamo davvero sicuri che uno Stato laico possa subordinare questo mitologico reddito di cittadinanza oltreché alla ricerca di un lavoro anche all'uso probo del sussidio, alla «moralità» delle spese, come farebbe una comunità di Mennoniti?

Con tutta la stima che dobbiamo al M5S per aver riportato al centro del dibattito un tema dimenticato come la povertà, si osserverà che questa idea di tracciare le spese dei disoccupati o dei pensionati indigenti ricorda le beneamate Dame di San Vincenzo che allungavano cento lire allo straccione dicendo «Non lo spenda all'osteria». Con l'aggravante che le nuove Dame minacciano di seguire lo straccione, di verificare che non si beva i soldi e sfilarglieli dalle mani se chiede un litro di vino. Tra l'altro, dovendo impiegare risorse della Guardia di Finanza, forse sarebbe meglio star dietro alle spese dei ricchi e dei ricchissimi: i risultati anche economici sarebbero più sostanziosi.

E questa sinistra brezneviana si sposa bene, per istinto naturale, alla destra più conservatrice, quella che del povero diffida ritenendolo naturalmente portato all'imbroglio e all'accaparramento truffaldino

E tuttavia questa storia della povertà aiuta a configurare le coordinate ideologiche del mondo grillino e della rivolta anti-casta di cui si è fatto campione. Tanti l'hanno associata a suggestioni di sinistra, e forse è anche vero. Ma se è sinistra, è quella delle code ai magazzini Gum, delle tessere sovietiche o cubane che razionavano i fiammiferi, il detersivo, il tabacco sulla base dei piani quinquennali. Non certo la sinistra occidentale che già negli Anni Venti gridava dai palchi: vogliamo il pane ma anche le rose. E questa sinistra brezneviana si sposa bene, per istinto naturale, alla destra più conservatrice, quella che del povero diffida ritenendolo naturalmente portato all'imbroglio e all'accaparramento truffaldino.

Il seguito dei dibattito chiarirà meglio la faccenda, e ci farà capire se stiamo impegnando dieci miliardi per riformare il welfare oppure per distribuire elemosina a qualche milione di indigenti, insomma: se stiamo affrontando un problema di cui discute tutto l'Occidente – come gestire la società post-industriale – oppure replicando l'idea ottocentesca della pubblica carità, il copione del Marchese del Grillo che tira Paoli dal balcone ai miserabili.

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