Se la sinistra tornasse a proporre cose di sinistra?

 

DAL SITO:http://www.strisciarossa.it/se-la-sinistra-tornasse-a-proporre-cose-di-sinistra-come-il-psoe-spagnolo-sembrava-morto-ora-e-allattacco/

 
 

E’ davvero preoccupante il clima di confusione e tensione che si respira in questo momento in Italia. L’interrogativo dominante concerne la prospettiva del governo M5S-Lega, deciso a varare una finanziaria coerente con le promesse elettorali che, a parere di molti, dalla Commissione europea di Bruxelles agli organi di stampa legati al cosiddetto establishment, non sarebbero proponibili nell’attuale contesto poiché provocherebbero più debito pubblico e rischierebbero di portare l’Italia fuori dalla Unione europea.

In tale frangente si avverte come mai l’assenza di una opposizione di sinistra forte e chiara negli obiettivi, condizione sine qua non per uscire dall’isolamento e superare la recente debacle elettorale.

Certo, non mancano le critiche quotidiane del Pd alle decisioni governative ma non si riesce a capire quali siano davvero le soluzioni proposte. Si ha l’impressione che il dato dominante del partito resti una lacerante lotta intestina che coinvolge i vertici del partito nei fatti sordi alla richiesta di unità che invece la base reclama come può.

Il partito appare ossessionato dal successo elettorale della destra leghista e soprattutto da quello di 5 Stelle che nelle elezioni del 4 marzo ha assorbito una fetta assai estesa dell’elettorato Pd, specie giovanile. Osservazione che rimanda a un interrogativo più generale: sarà in grado il Pd, partito “predigitale”, quindi rappresentativo di generazioni ormai anziane e legato in vario modo alle elite di centro-sinistra (più simile nei suoi gusti e tendenze alla defunta Dc che al vecchio Pci), di traghettare la sua presenza dai quartieri residenziali alle periferie popolari sempre più colpite dalle crescenti disuguaglianze, dalla diffusione del precariato e dalla mancanza di prospettive?

La risposta è che certo, niente è impossibile in politica. Lo dimostra la recente vicenda dei socialisti spagnoli del Psoe: passati dall’appoggio subalterno alla destra postfranchista ad una posizione aperta alla nuova sinistra (Podemos) e dichiarandosi disponibili al dialogo politico con il nazionalismo catalano, hanno recuperato in pochi mesi il consenso elettorale dei momenti migliori e sono oggi, di nuovo, il partito con il maggiore gradimento. Appena pochi mesi fa erano in molti in Spagna a considerare ormai morto lo storico Psoe. Perché non sperare in una simile ripresa da parte del Pd considerando oltre tutto il carattere sempre più volubile del voto?

La risposta ci riporta alla situazione spagnola: solo con idee e proposte di sinistra è possibile recuperare parte del voto tradizionale e soprattutto conquistare il sostegno della nuova generazione “digitale”.

Ciò implica chiarezza di fronte ad alcuni punti fondamentali dell’attuale programma di governo. Il primo è il Reddito di Cittadinanza, un tema chiave per affrontare sul serio la questione cruciale della disuguaglianze crescenti e recuperare la fiducia di tanti giovani. Giusto criticare i singoli aspetti della proposta, sbagliato liquidare la questione con toni sostanzialmente analoghi a quelli della destra berlusconiana. Anche perché i critici dell’aiuto ai giovani disoccupati e precari sono in genere gli stessi che si guardano bene dal criticare la Flat Tax di ispirazione leghista tanto gradita dagli imprenditori del Nord ma non solo.

Ridurre la tassazione dei ceti più ricchi non è certo la soluzione ideale per aumentare le risorse a favore dei ceti più marginali. Credo che sia questa una questione cruciale quando si afferma che il Pd deve ritornare nelle periferie. E anche per difendersi dalle pesanti critiche della Unione europea.

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